Elettrosmog a Vicovaro

I dati di un nuovo studio, presentati dall’Istituto Ramazzini di Bologna, confermano il nesso di causalità tra l’esposizione ai campi elettromagnetici generati dalle stazioni radio base per la fonia radiomobile e dai cellulari portati all’orecchio (questi ultimi decisamente più pericolosi) e l’insorgenza di patologie tumorali. Lo studio rivela effetti anche a livelli di esposizione più bassi, pertanto diventa d’importanza ancora maggiore e prioritaria la tutela della salute pubblica, l’attuazione del principio di precauzione e il raggiungimento degli obiettivi di qualità, ovvero portare i limiti di esposizione a 6 V/m anziché 20 V/m! Il nostro territorio non fa certo eccezione e ha combattuto una battaglia che sembra aver perso.

Il problema dell’elettrosmog nel Comune di Vicovaro inizia a diventare di dominio pubblico dopo la nota del 22.06.2012 inviata dal Comitato per la Salute contro l’Elettrosmog, costituitosi il 16.06.2012, al Comune di Vicovaro, nella quale venivano chieste spiegazioni riguardanti le Determinazioni emanate dal Comune per il rilascio di concessioni per l’installazione delle cosiddette Stazioni Radio Base (SRB) per la fonia radiomobile, nei periodi che intercorrono dal 25.07.2007 al 23.01.2008 e dal 18.02.2011 al 06.03.2012, in un sito molto vicino al centro abitato, “Casale Braccio”, identificato al Foglio 9 particella 214 (DD 42.019454 N, 12.892885 E). Tali concessioni erano in contrasto con il Regolamento in vigore, approvato con Delibera di Consiglio Comunale 24 febbraio 2001, n. 10, che imponeva limiti di distanza dal centro abitato. A seguito delle pressioni dell’opposizione, di cui faceva parte l’attuale Sindaco di Vicovaro, viene istituita, con Delibera di Consiglio Comunale 12 luglio 2012, n. 29 una Commissione speciale per la revisione e l’adeguamento del Regolamento comunale per l’installazione, la modifica e l’adeguamento degli impianti di telefonia mobile nel territorio comunale, con il principale compito di redigere un «nuovo regolamento e coerentemente con quanto previsto dall’ultimo emendamento proposto dal Gruppo PD – Cittadini per l’Alternativa ed approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale (Delibera di Consiglio Comunale 19 Maggio 2012, n. 8), tutte le necessarie modifiche ai vigenti strumenti urbanistici utili ad impedire definitivamente che il sito di Via Giuseppe Verdi e le altre aree immediatamente adiacenti il centro abitato diventino, con il tempo, la meta preferita delle principali società di telecomunicazioni italiane ed internazionali […]»

In attesa del lavoro della Commissione, il Comitato, a seguito di una raccolta di circa 1.000 firme nell’estate 2012, ha organizzato un’importante fiaccolata che si è tenuta il 29.09.2012 e che ha visto la partecipazione di numerose persone. Un rilevante gruppo di cittadini residenti in prossimità del sito “Casale Braccio” ha presentato ricorso al Tribunale di Tivoli in data 30.04.2013, chiedendo l’inibizione degli impianti installati nel sito nonché la delocalizzazione degli stessi, in quanto ritenuti dannosi per la salute dei cittadini e posizionati all’interno delle distanze minime fissate dal Regolamento in vigore. Con ordinanza del 29.10.2013 (repertorio 2009/2013) il Tribunale di Tivoli rigetta il ricordo per difetto di giurisdizione del giudice ordinario, essendo la materia del “pubblico servizio” inerente alla fonia radiomobile riservato alla giurisdizione amministrativa, condannando alle spese i cittadini ricorrenti.

Il nuovo Regolamento per la Installazione e l’Esercizio di Antenne ed Apparati di Telefonia Mobile è stato approvato con Delibera di Consiglio Comunale 21 maggio 2013, n. 19 ed è attualmente in vigore. Telecom Italia S.p.A. ha presentato ricordo innanzi al T.A.R. del Lazio, notificato al Comune di Vicovaro in data 05.08.2013, per l’annullamento del Regolamento approvato. Il Regolamento attualmente in vigore presenta tuttavia dei punti critici, in contrasto con l’orientamento giurisprudenziale in materia, ad esempio zone di “divieto assoluto”, “delocalizzazione forzata e immediata” degli impianti già presenti sul territorio, ecc. Tali aspetti porterebbero ad una quasi sicura vittoria dei gestori ricorrenti e di conseguenza all’annullamento del Regolamento vigente.

A fronte di un quadro normativo alquanto scoordinato, il contenzioso nella materia, specie nell’ambito della fonia radiomobile, è risultato molto frequente. Ne è testimonianza diretta l’impugnazione al TAR del Lazio del regolamento attualmente in vigore da parte dei gestori. La giurisprudenza maggioritaria infatti ha “censurato pesantemente” numerose iniziative di regolamentazione locale nel settore. In sostanza i tribunali amministrativi hanno fissato dei paletti piuttosto rigorosi, partendo dalla premessa che la fissazione dei “limiti di esposizione” della popolazione ai campi elettromagnetici spetta esclusivamente allo Stato. Pertanto né le Regioni né i Comuni possono stabilire valori diversi, né direttamente, né indirettamente ad esempio fissando distanze minime da determinati ambiti particolarmente sensibili. È stata invece riconosciuta la legittimità della regolamentazione e della pianificazione locale, anche in termini di “zonizzazione” del territorio, ovvero l’individuazione di aree idonee o meno alla localizzazione degli impianti, tutte le volte in cui tale disciplina comunale non sia tale – in concreto – da impedire od ostacolare ingiustificatamente l’insediamento degli impianti e quindi consenta sempre soluzioni di localizzazione alternative per la realizzazione degli stessi.

Sulla base di ciò il gruppo Vicovaro a 5 Stelle ha lavorato alla stesura di un Regolamento aggiornato, privo di appigli legali utilizzabili dai gestori di telefonia e comprensivo di una sezione dedicata ai campi elettromagnetici generati da impianti di reti wireless a bassa potenza (≤ 5W). Tale proposta è stata presentata all’Amministrazione Comunale in un incontro tenutosi il 16.02.2015, nel quale ci è stato assicurato dal Sindaco che il contenzioso tra il Comune e i gestori era in via di soluzione, dopo di che sarebbe stata formata una nuova Commissione per la stesura di un nuovo Regolamento.
L’Amministrazione ha rifiutato il nostro invito di fare propria la nostra proposta per portarla in Consiglio e ci ha invitato a presentarla presso l’Ufficio Protocollo, cosa che abbiamo fatto in data 20.02.2015. Al fine di avere un quadro il più possibile dettagliato sugli impianti presenti sul territorio comunale, in data 16.02.2015 abbiamo presentato una richiesta di accesso agli atti inerente tutta la documentazione delle SRB installate nel nostro Comune. Tale richiesta è stata completamente ignorata e respinta dall’Amministrazione attraverso la formula del “silenzio/rigetto”, pertanto abbiamo di nuovo presentato la richiesta in data 01.07.2015, la quale è stata accolta in data 18.08.2015. Il giorno 07.09.2015 ci siamo recati presso gli uffici comunali per effettuare l’accesso alla documentazione richiesta.

Trascorsi diversi mesi senza ricevere alcuna notizia in merito né sul temine del contenzioso né sulla formazione di una nuova Commissione, abbiamo organizzato una raccolta firme per una proposta di iniziativa popolare, ai sensi dell’art. 36 dello Statuto Comunale, iniziata in data 22.11.2015. Purtroppo durante questa raccolta firme è venuta fuori la reale situazione “partitico-clientelare” in cui versa il nostro territorio, con cittadini talmente condizionati da manifestare la volontà di firmare, ma di non poterlo fare in quel momento perché un esponente dell’Amministrazione li stava guardando! Altro fatto molto grave a cui abbiamo assistito è lo sfaldamento del Comitato per la Salute contro l’Elettrosmog, a partire dal periodo immediatamente successivo alle Elezioni Amministrative del 2014, del quale solo una piccolissima parte si è interessata e si è recata a firmare la nostra proposta.

A distanza di ben 4 anni dall’impugnazione innanzi al T.A.R. del Regolamento da pare dei gestori, l’Amministrazione Comunale, tradendo l’impegno preso con noi durante l’incontro del 16.02.2015, ha concluso un “accordo” con la società Infrastrutture Italiane Wireless S.p.A. a netto vantaggio di quest’ultima, i cui dettagli sono riportanti nella seguente documentazione: Delibera di Consiglio Comunale 20 luglio 2017, n. 29 e rispettivi allegati; Determinazione del Responsabile del Servizio Area Tecnica 26 ottobre 2017, n. 95 e rispettivi allegati. Documentazione che abbiamo richiesto e studiato.

In sostanza l’Amministrazione ha raggiunto un accordo per delocalizzare gli impianti SRB presenti sul sito di “Casale Braccio” in un sito più distante dal centro abitato e identificato al Foglio 9 particella 300 (DD 42.021558 N, 12.888749 E), che tuttavia ricade nella cosiddetta “zona non compatibile” ai sensi dell’art. 6, comma 1, lettera A del Regolamento vigente. Tale sito inoltre era stato già proposto dalla Giunta precedente (centro-destra) e perentoriamente bocciato sia dal Comitato che dall’opposizione, in quanto adiacente ad un serbatoio idrico comunale. Va precisato che tra i promotori e sottoscrittori dell’accordo ci sono l’attuale Sindaco, che faceva parte dell’opposizione, nonché l’attuale Assessore all’Ambiente, che faceva parte del Comitato; entrambi bocciarono perentoriamente il sito che oggi accettano e sottoscrivono!
L’accordo inoltre prevede la concessione di un’area di proprietà comunale di ben 371 m², fissando a € 1.000,00 il canone annuo per la durata complessiva di 30 anni. Un canone eccessivamente basso che trova difficile giustificazione, soprattutto considerando la superficie concessa. Alla fine del 2015 è stato stipulato un Protocollo d’intesa tra l’A.N.C.I. (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e i gestori di telefonia H3G, Vodafone Italia e Wind. Tale protocollo, al quale il Comune di Vicovaro si è guardato bene dall’aderire, prevede un accordo sui contratti di locazione di superfici e beni pubblici facenti parte del patrimonio disponibile dei Comuni. In esso viene stabilito un criterio di calcolo per il canone di locazione di aree per una metratura compresa tra 1 m² e 100 m², per la realizzazione di stazioni radio base (SRB) per la telefonia mobile. A titolo di esempio, useremo tale metodo come paragone.

In primo luogo è necessario considerare che l’area concessa dal Comune supera di quasi 4 volte il valore massimo considerato dall’ANCI, tuttavia sarà utile come termine di paragone per valutare quanto svantaggioso sia l’accordo stipulato dall’Amministrazione Comunale. La nota esplicativa chiarisce: «Il criterio di calcolo inserito nel Protocollo d’Intesa prevede di prendere a riferimento il valore al metro quadro del bene calcolato dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare, rivalutato con un fattore premiale che lo raddoppia e moltiplicato per il numero dei metri quadri occupati dall’impianto. Al fine di tutelare i Comuni più piccoli e quelli con valori immobiliari bassi e, contemporaneamente, contribuire ad armonizzare il mercato, sono state previste inoltre una soglia minima pari a 5.000 euro/annui e una massima, pari a 13.000 euro/annui.» In attesa dei dati OMI richiesti per il calcolo (non sono disponibili online per il Comune di Vicovaro i valori per altre destinazioni al di fuori di quella residenziale), volendo considerare il valore minimo di € 5.000,00 all’anno previsto dall’accordo ANCI oppure un più plausibile valore minimo di € 1,00/m² al mese per la locazione, avremmo un ricavo nell’arco trentennale compreso tra € 150.000,00 ~ € 267.000,00. Se poi sommiamo gli € 36.000,00 persi a causa della sospensione per Telecom del canone di locazione dell’impianto sito in località “Pratarelle” per 6 anni, allora il mancato introito per le casse comunali, sempre nell’arco trentennale, salirebbe da un minimo di € 156.000,00 a un massimo di € 273.000,00! Soldi che avrebbero potuto essere utilizzati per il fondamentale monitoraggio di tali impianti, senza soluzione di continuità e nella massima trasparenza, a garanzia del rispetto dei limiti di emissione previsti dalla Legge, ovvero della salute di tutti i cittadini, nonché per altre opere necessarie e prioritarie.

Inoltre, il sospetto è legittimo, un’area di 371 m², recintata e dotata di sistema di sicurezza a discrezione della società, sarebbe adatta a contenere ben più di una normale SRB. Tecnicamente infatti la società locataria è libera di subappaltare e investire in altre tecnologie, come è possibile leggere nello schema dell’atto transitorio: «Si intende ammessa, senza alcun incremento di canone, la sublocazione di spazi ad altri gestori di telecomunicazioni nonché la posa di infrastrutture ed impianti finalizzati allo sviluppo di nuove tecnologie per reti di radio e tele/videocomunicazione elettronica.» Senza un monitoraggio costante e trasparente dei campi elettromagnetici emessi da tali impianti, la delocalizzazione, tanto sbandierata come un grande successo dall’Amministrazione, potrebbe essere vanificata da un aumento delle emissioni, conseguenti alla posa di ulteriori impianti a discrezione della società locataria. Inoltre a seguito dell’entrata in vigore del Decreto-Legge 18 ottobre 2012, n. 179 (Governo Monti), i limiti di esposizione e i valori di attenzione devono essere monitorati sulla media di valori rilevati nell’arco di 6 minuti e 24 ore rispettivamente. Una norma a netto vantaggio dei gestori.

Pertanto appare chiaro che solo un monitoraggio senza soluzione di continuità permetterebbe un controllo efficace sulle emissioni generate da tali impianti ed è nostro parere che l’art. 14, comma 8, lettera b) del sopracitato Decreto, debba essere necessariamente rivisto al fine di evitare un innalzamento delle emissioni nell’arco delle ore diurne e un abbassamento in quelle notturne per far rientrare i valori nella media consentita. Si sta giocando con la salute dei cittadini! Abbiamo provato ripetutamente a chiedere spiegazioni all’Amministrazione sul perché di un accordo tanto svantaggioso per il Comune, nonché sulla necessità di locare un’area tanto estesa se consideriamo lo scopo a cui dovrebbe essere destinata. Finora non abbiamo ricevuto alcuna risposta e l’Amministrazione continua a sbandierare come successo un fallimento netto e inequivocabile.

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